Papusza, madre di tutti i poeti maledetti

Dalla stupefacente prima immagine di Papusza, un campo lungo su un accampamento gitano del 1910, la fotografia in bianco e nero di Krzysztof Ptak e Wojciech Staron eleva la barra estetica del film a un livello raramente raggiunto dal cinema in bianco e nero (tornano alla memoria Idadi Pawel Pawlikowski o Il cavallo di Torinodi Béla Tarr). L'ultima regia della coppia di sposi polacchi Joanna e Krzysztof Krauze ricorda spesso l'arte pittorica, in una sorta di legame con My Nikifor storia di un pittore ingiustamente ignorato – che era valso ai registi il Globo di Cristallo del miglior film a Karlory Vary nel 2005. 

Papusza, che dal 2 Maggio sarà disponibile in VoD come parte della collezione Docs from around the world, racconta la vita di un personaggio reale, Bronislawa Wajs (alias Papusza), prima poetessa gitana a ricevere un riconoscimento dopo la pubblicazione delle sue opere in Polonia. Ripudiata dalla sua comunità che l'ha accusata di aver tradito i segreti del suo popolo, Papusza ha vissuto in grande povertà e abnegazione, logorata dal senso di colpa fino alla morte.

Girato in dialetto rom storico, il fim è un andirivieni tra le epoche, in particolare all'anno 1949, quando Papusza (Jowita Budnik) incontra Jerzy Ficowski (Antoni Pawlicki), un "gadjo" (non-Rom), poeta anche lui, accolto tra i gitani con cui resterà due anni. È a Ficowski che Papusza trasmetterà mano a mano i suoi testi, che l'autore deciderà di pubblicare più tardi. Con le sue opere, è tutta la tradizione gitana ad essere trasmessa, assieme alla vita di quella che non si considererà mai una poetessa, bensì una zingara maledetta il cui grande torto sarà stato quello di aver imparato a leggere.

Attraverso la vita tragica di questa bambina, venduta e costretta a sposarsi con lo zio musicista e sfuggita alla sorte che Hitler riservava agli zingari, viene raccontata la storia del popolo nomade nei suoi episodi più salienti, come quando il governo polacco lo costringe ad abbandonare le carovane per vivere nelle case. "Fino a quando ci saranno le ruote, il popolo gitano viaggerà", proclama il patriarca decaduto che condivide la sentenza di sua moglie. A scapito di una vita decente, la storia gli darà ragione, ma al prezzo di toglierla alla povera Papusza, che sprofonderà nella follia e l'isolamento fino alla sua morte nel 1987. 

Per avere maggiori informazioni su Papusza, che è stato selezionato e premiato nel 2013 al festival di Karlovy Vary:

sabato 30 aprile 2016, di Cineuropa

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